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lunedì 24 dicembre 2007

curiosità attuali



Apparizione della Madonna a Fatima 13 luglio 1917
Miracolo del sole 13 ottobre “
Attentato al Papa 13 maggio 1981
Viaggio del Papa a Fatima 13 maggio 1991
Morte di suor Lucia (veggente) 13 febbraio 2005
Giorno della morte del Papa 2. 04.2005 = 13
Ora della morte 21,37 = 13
Ora della elezione del nuovo Papa 17,50 = 13
Ora della proclamazione 18,40 = 13
265° pontefice da S.Pietro 2+6+5 = 13

________________________

130 = 13

R A T Z I N G E R - “ N A Z I R E T” (nazirita) - R(ex) – G(loriosus)

Commento :

Il n° 13 è il motivo conduttore di un disegno. Letto cabalisticamente è la trasformazione (nei tarocchi il 13 è morte ma anche rinnovamento, rinascita).
Nel nome del nuovo Papa è contenuto il segreto (probabilmente sconosciuto dallo stesso) della allegoria divina che traccia sottilmente anche negli eventi esterni la magica analogia di un’unica realtà, sempre operante per chiunque, ma difficilmente decodificabile.
Nazirita (rito del Nazir) non nato a Nazaret, ma “nazirai o nazorai” (consacrato) setta precristiana alla quale apparteneva il Sansone biblico e certamente Gesù (casti e puri - Epifanio), indica il “principio cosciente” un influsso psichico, un’energia vagante consapevole e trasmissibile (tulkù).
Le due lettere restanti dell’anagramma indicano il titolo profetizzato in modo criptico del Papa della pace da Nostradamus (Rex Gloriosus).
Malachia invece lo individua nell’epiteto (De Gloria Olivo). I benedettini, da cui il Papa ha derivato il suo nome di Benedetto XVI, sono chiamati anche “olivetani” dal monte olivo presso Siena, dove si stabilirono ed il loro simbolo è un ramoscello di ulivo.
Egli è deputato alla riconciliazione delle chiese orientali e della vera pace universale il cui sentiero è stato preliminarmente tracciato da Giovanni Paolo II (POL MANSOL – Pol, Paolo, polacco – man sol – uomo solare- de labore solis), il Papa della guerra (wojtya) in Jugoslavia (esclavonia).

Stiamo assistendo a grandi avvenimenti che segneranno una svolta (o almeno il tentativo pilotato) della storia del mondo di cui i personaggi citati sono solo gli strumenti, talvolta inconsapevoli pedine di una potente energia autoesistente e una occulta “ intellighenzia” .
C. 5/92 - “Dopo il seggio tenuto 17 anni cinque cambieranno in tale –revolu terme- (termine rivolto o rivoluzionario?) poi sarà eletto di medesimo tempo chi dei romani non sarà troppo conforme”
(il pontificato di Pio XI è durato 17 anni , successivamente si sono alternati 5 pontefici) :
Pio XII dal 39 al 58 = 19 ; Giovanni XXIII dal 58 al 63 = 5 ; Paolo VI dal 63 al 78 = 15 ; G.Paolo I 33 gg.( 1 mese c.) ; G.Paolo II dal 78 al 2005 = 27. Tot. = 66 anni e 1 mese ; 6+6 = 12 + 1 =13.
Con Benedetto (bene dictus) decimo sesto l’influsso del 13 si attiva…!
Il 13 ottobre 2005 il nuovo Papa come primo atto episcopale indice un sinodo presso l’ateneo pontificio per il ministero di tutti gli esorcisti esortandoli a intervenire mentre dilaga il satanismo (degrado spirituale).
La sua prima enciclica “Dio è amore” è datata 04.01.2006 = 13
Nella basilica di S.Paolo fuori le mura a Roma al di sopra delle navate e del transetto vi sono i medaglioni mosaicati di tutti i papi da S. Pietro fino a Giovanni Paolo II : vi sono ancora …13 spazi vuoti !
Recentemente il 13 gennaio 2008 viene contestata la presenza di Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico della Università Sapienza di Roma, dopo aver ricevuto l'invito dal Magnifico Rettore. (il 13 continua a marchiare il suo pontificato).




malattia-informazione

Molti clinici e ricercatori, sostengono oggi che la maggior parte delle malattie siano l’effetto dello stress, delle frustrazioni , della depressione, della infelicità e di conflitti psichici irrisolti (D.Maticek, H.Kaplan, A.Bizarro, A.Giamundo, G.Hamer, T.Burang, U.Veronesi, ecc.)
In realtà il corpo per richiamare l’attenzione, produce quelle che noi chiamiamo malattie, che altro non sono che informazioni della coscienza, che rivela una necessità, un bisogno, attraverso un sintomo come mezzo espressivo.
I processi della coscienza, si calano nella corporeità per subire un capovolgimento ed essere in grado di risalire, redenti, nuovamente nella sfera della coscienza.
Il messaggio contenuto nella malattia è una provocazione che deve essere compresa e divenire esperienza.
Se la comprensione non avviene, le provocazioni non solo continueranno ma aumenteranno di intensità in una sorta di escalation.
Ogni livello di escalation rappresenta un aumento di intensità con cui l’esistenza sollecita l’uomo a mettere in discussione il suo modo di vivere e a integrare consapevolmente ciò che è represso.
Così la malattia è utilizzabile e la guarigione diventa un processo di redenzione, comprendendo e integrando nella coscienza il conflitto psichico.
Inizia una pressione psichica (pensieri, desideri, fantasie) a cui seguono disturbi funzionali, identificabili dal suffisso –ite;
le infiammazioni si trasformano in forme croniche (-osi);
i processi cronici tendono poi a produrre mutamenti fisici irreversibili (cancro, morte per malattia o incidenti).
L’ultima tappa sono malformazioni genetiche e malattie innate (karma).

New-Age

Il termine New-Age ha diverse implicazioni: un diverso rapporto tra individuo e ambiente; una nuova proposta esistenziale; un veicolo di salvezza ovvero una sperimentazione di veicoli nuovi.
Nasce come movimento negli anni ‘80 nell’ambito di una ricerca musicale pura, con l’integrazione di ritmi biologici e naturali (ritmo cardiaco, inteso come pulsazione [E. G.1] della vita;, rumore del mare, del vento ecc.) . Una nuova maniera di fare musica . Immediatamente si sposta nell’ambito di uno spiritualismo ad opera di Siegel che cerca di rendere contemporaneo il messaggio di Cristo, stabilendo regole per il terzo millennio, attraverso uno sviluppo della coscienza sociale e della comunicazione.
In occasione della mutazione dall’età dei pesci all’età dell’acquario, si ipotizza di trasformare la vecchia civiltà di guerra ed abominio in una età della pacificazione universale. Si tenta di rompere le dicotomie in una sorta di riconciliazione, perseguendo un orizzonte olistico di integralità e di nuova innocenza.
Se l’essere umano è capace di liberarsi da se non ha più bisogno di altri, ed in particolare di religioni confessionali consolatorie, che troppo spesso evitano una diretta responsabilità nelle azioni e nelle conseguenze che da esse derivano. L’influenza del buddismo come etica comportamentale è evidentissima.
Qualsiasi cosa si manifesti nel campo delle esperienze è usata come via. La vita è vissuta in modo ordinario, ma con consapevolezza, integrando questo stato con qualsiasi cosa entri a far parte delle esperienze umane. Non è quindi necessario nessun atteggiamento esteriore, speciali abiti da indossare, o appartenere ad una religione, poichè ogni cosa è considerata sacra, e perciò qualsiasi ruolo si occupi nella società dovrà avere come obiettivo il rispetto per la sacralità della vita che viene considerata una opportunità troppo grande per sprecarla in futilità,
Questo convincimento condurrà certamente ad una maggiore coscienza della individualità e a comportamenti più consoni ad esseri evoluti spiritualmente, come il rispetto per l’ambiente, per ogni forma di esistenza e soprattutto comprensione per i propri simili, tutti ristretti nei condizionamenti esistenziali biologici e psicologici, dei quali ci si dovrà pian-piano liberare per ottenere una libertà dell’essere che condurrà inequivocabilmente ad un mondo migliore. Utopia ? Follia ? o sarà la realtà del terzo millennio ?



[E. G.1]

venerdì 21 dicembre 2007

curiosità archeologiche


All’interno della grande piramide d’Egitto (Keope) c’è l’oscurità più completa.
E’ da escludere l’uso di torce, da parte dei suoi frequentatori, non essendoci tracce di aloni sui muri.
Al suo interno ci sono scale, cunicoli, antri, sale. Una costruzione quindi molto elaborata nella quale ci si muoveva attraverso percorsi lunghi e tortuosi che fanno pensare alla presenza di molte persone, vi sono perfino sedili.
Il sarcofago in un unico blocco di granito, non è stato trasportato attraverso i bassi e stretti corridoi ma è stato costruito in loco, in corrispondenza della 17^ fila, nella camera del Re.
Non ha coperchio e non ha certo le caratteristiche di un sepolcro.
Barbarin, Peladan, Piantanida sostengono che la piramide era un tempio iniziatico.
Osho afferma che chi entrava nella piramide utilizzava la luce del corpo: “quando si sperimenta il proprio fuoco interiore, il corpo inizia a emettere una luminosità. La radiazione di quella luce interiore mostra il cammino”.
Schurè sostiene che nella camera del Re si compiva l’ultima iniziazione da parte degli Ierofanti “il viaggio astrale”, l’iniziazione della morte, conclusiva dei “Grandi Misteri”.
Alcuni scienziati e astronomi ritengono che sia un libro di pietra ricco di informazioni astronomiche e profetiche, lasciato alle future generazioni che sapranno leggervi i contenuti, realizzato per rappresentare sulla terra ciò che in cielo è configurato dalla costellazione di Orione, che ha la stessa linea di demarcazione delle tre piramidi :Keope, Kefren, Micerino.
Tutta la piana di Giza non sarebbe altro che la rappresentazione ideografica del cielo.
Dai due condotti che si dipartono dalla camera del re verso Orione e Sirio, l’anima raggiungeva la sua dimora celeste.
Una curiosità: la grande galleria ha una lunghezza al soffitto, di 153 piedi;
lo stesso numero si ottiene sommando tutti i numeri da 1 a 17 (diciassettesima fila) che nella scala da 1/100 è uguale a 1700 pollici, l’altezza della piramide, dalla linea di base sino alla 50^ fila, sul piano della quale è calcolabile il circuito di precessione (Habermann).
Dalla 50^ fila, poi, alla cima, ci sono altre 153 file, e i 918 giorni del ministero di Gesù dal battesimo alla Pasqua è composto di sei periodi di 153 giorni, numero simbolico uguale ai 153 pesci della pesca miracolosa dell’epilogo di Gesù . (Giov.21,14).
La piramide si trova inoltre su un cerchio virtuale che divide il globo in due emisferi, tali da considerare il sito il centro del mondo. Sullo stesso cerchio sono situati altre località mitiche e misteriose, come l’isola di Pasqua, Cuzco, il tempio di Angkor, il triangolo delle Bermuda, la città sepolta di Moenjo Dharo, da supporre un unico progetto voluto da una civiltà evoluta (Atlantide ?) che considerava questo cerchio un cordone ombelicale e Giza l’ombelico del mondo.
Questi luoghi emanavano flussi d’energia alla stessa stregua di una postazione di antenne. Un enorme campo magnetico terrestre, in grado di promuovere l’evoluzione spirituale e conservare la energia di cui erano carichi.
Se in un modello in scala di una piramide si conserva mezza mela, la stessa non marcirà, mentre l’altra metà rimasta fuori per lo stesso tempo risulter avariata.
Si riportano alcune misure per la costruzione in scala di una piramide, per una verifica personale :
10 cm. altezza; 15,70 cm. base ; 14,94 lati.
30 cm. altezza; 47,12 cm. base ; 44,83 lati.
60 cm. altezza; 94,24 cm. base; 89,67 lati.
90 cm. altezza; 141,37 cm. base; 134,51 lati
100 cm altezza; 157,08 cm. base; 149,46 lati
Tutankamon

Gli scopritori della tomba del Faraone Tutankamon, furono inesorabilmente colpiti da una serie di sciagure.
Tre settimane dopo aver varcato la soglia della tomba reale, Lord Carnavon venne punto da una zanzara e contrasse una infezione del sangue che lo condusse alla morte. Nello stesso momento, tutte le luci dell’albergo in cui era ospite, si spensero di colpo.
Due anni dopo, l’archeologo che aveva guidato la spedizione, venne inspiegabilmente trovato morto nella sua casa di Londra. Tre mesi dopo morì anche suo padre, gettandosi dalla finestra. L’egittologo che aveva rivelato il sito della tomba Arthur Weigall, morì improvvisamente di un morbo sconosciuto, seguito da un suo collega, Archibald Douglas Reid, vittima di una morte violenta, mentre stava fotografando una mummia.
Fu poi la volta del Prof. Mace Derry, il medico che eseguì l’autopsia della mummia di Tutankamon.
Il fratello di Lord Carnavon, Herbert si suicidò senza motivi precisi.
Lady Elisabeth Carnavon, moglie dello sfortunato scopritore, morì anch’essa vittima della puntura di un insetto.
Altre vittime, furono contate anche tra gli operai che parteciparono agli scavi.
Unico superstite fu Howard Carter, il vero artefice del ritrovamento, protetto da un potentissimo talismano, regalatogli dallo sceicco Abu Shrump.
Un Adepto Ra-Mak-Hotep, così spiegò l’arcano al giornalista Paul Branton, in un incontro in Egitto: “La profanazione delle tombe dell’antico Egitto, protette da poteri spiritici potenti, causerà gravi malanni , non solo agli esecutori materiali, ma al mondo intero.
Spiriti elementali artificialmente creati, con la magia, sono stati posti a guardia dei sepolcri. La loro influenza nefasta è grande e potente, e ogni tomba scoperchiata, sprigiona una corrente di entità spiritiche nocive e perverse, che arrecano disgrazie e disastri”.



Sibilla Cumana



I costruttori dell’antro della Sibilla Cumana, hanno espresso nella forma esteriore, l’esperienza della coscienza di sé. L’ambulacro conserva vari ambienti, l’ultimo dei quali è una sala rettangolare che introduce ad un vestibolo con tre celle a croce, dove si vuole che la Sibilla vaticinasse i suoi oracoli.
La croce latina rappresenta nella sua linea orizzontale, il tempo ed in quella verticale, l’eternità.
Il punto di incontro tra le due è il presente, ed in quel magico spazio, se si sussurra una qualsiasi vibrazione gutturale, la sua eco è in grado di invadere in modo potente e travolgente tutto l’essere, espandendosi intorno ( Così, intona la Sibilla… dal fondo dell’antro sacro e il luogo ne rimbomba – Eneide lib.VI)
L’antro oscuro, prosegue in un buio corridoio, inframmezzato da squarci di luce intensa, per terminare in uno sfondo di accecante luce bianca, che è l’essenza intima di ogni essere.
La percezione visiva che si rivela negli stati meditativi, è analoga a tale realizzazione architettonica, evidentemente ben conosciuta dai costruttori nella sua rappresentatività, che poteva essere utilizzata analogicamente come stimolo alla percezione interiore, che dal buio conduce alla luce.
Il tunnel buio è la condizione umana, ma se si percorre la strada esterna in salita, si giunge al tempio di Mercurio, messaggero e tramite tra Dio e l’uomo, per giungere infine, più in alto, circondati da profumi di mirto, al tempio di Giove, luogo della condizione divina, appannaggio della “pizia”, che si esprimeva attraverso ambigui e criptici responsi, scritti su foglie di palma, consultabili soltanto dal gran sacerdote preposto alla loro interpretazione solo in occasioni di estrema gravità.
Si tratta di un percorso iniziatico, che attraverso il mnemonico attraversamento delle tenebre del proprio inconscio (la fetida palude), “dove risiedono la paura, il rimorso, la vecchiaia, la malattia e la morte”, consente di raggiungere “le fiorenti selve dei Campi Elisi”.





curiosità religiose







Trinità

Il concetto del tre in uno è diffuso in tutte le tradizioni misteriche.
La Trinità appare come il principio fondamentale di ogni concepibile struttura.
Gli antichi egizi distinguevano: Khat il corpo, Ka la copia invisibile, e Kou l’intelligenza.
Gli Indù ritrovano i tre elementi: Rupa, Kamarupa e Atma nei tre guna Tamas, Rajas e Sattva.
I buddisti li identificano nei tre Kaia : Nirmanha Kaia, corpo di incarnazione; Sambhoga Kaia, riflesso; Dharma Kaia, essenza divina.
Il Cristianesimo: Dio Padre, intelligenza prima della crazione (OM); il Figlio, intelligenza nella creazione (TAT); lo Spirito Santo, vibrazione intelligente (SAT).
I cabalisti : Couph il corpo; Nephesh, l’astrale; Nesehamah, lo spirito puro.
I cinesi: Xuong, Khi (l’energia) e Wun.
La psicanalisi parla di corpo, coscienza e inconscio.
Paracelso indica il sale, lo zolfo e il mercurio intendendo non le sostanze, ma ciò che esse rappresentano: il solubile, il combustibile, il fluido.
Questa trilogia può continuare all’infinito, nella considerazione che due cose opposte, hanno sempre un punto in comune che agisce tra loro da catalizzatore, e che non sono quindi altro che gradi differenti della medesima cosa:
luce, ombra, penombra ;
positivo, neutro, negativo;
solido, liquido, gassoso ;
caldo, tiepido, freddo – ecc.
Ma la più emblematica suddivisione è quella delle tre “M” : Matematica, Musica, Meditazione.
Il cervello ha due emisferi, quello sinistro sede del calcolo, della logica e quello destro sede della musica, della poesia, dell’amore.
Esiste una terza dimensione, invisibile, quella del mistico, raggiungibile attraverso la meditazione. Si possono riconoscere lo scienziato e l’artista, perché il loro lavoro è esteriore, ma non il mistico, il cui lavoro è interiore.
In India si venera il punto (preyag), dove si incontrano tre fiumi: il Gange, lo Yamuna e l’invisibile Saraswati.
Non è altro che una metafora, che rappresenta simbolicamente quelle tre realtà: la Matematica, la Musica e la Meditazione (il fiume invisibile).
Questa è la vera Trimurti, la Trinità assoluta, la sintesi di tutto ciò che è.

Icone


La produzione di alcune icòne bizantine serviva da supporto per il risveglio di centri sottili psichici.
Il monaco si sottoponeva a 40 giorni di penitenza, preghiera, esercizi ascetici e digiuni per raggiungere la condizione necessaria a ricevere la tavola sulla quale dipingere la Madonna con il Bambino.
La sacra tavola di tiglio, purificata dai riti , caricata d’energia veniva consacrata con trattamenti liturgici speciali.
La sua superficie riceveva diversi strati induriti di materia organica, nella quale si incorporavano le sante ossa triturate di qualche venerabile.
Veniva poi piallata e raschiata in modo da renderla bombata.
I colori a tempera erano consacrati e custoditi religiosamente.
Il colore oro, simboleggiava la divinità e la sua sovrabbondanza, era il primo ad essere steso sulla tavola, quando il monaco percepiva se stesso interiormente come oro, respirando l’oro in forma eterea.
La tunica della Vergine doveva essere di un colore azzurro intenso, simbolo della verità celeste. Il manto color porpora simbolo dell’amore di Dio.
La camiciola del Bambino candida come la neve, dopo aver respirato la luce del bianco fino a sentirsi tutto bianco, come le vesti di Gesù nella trasfigurazione (Mt. 17,2).
Ogni operazione si faceva in coincidenza delle fasi della luna.



peccato

Il “peccato” – (pan-taka - tutte le macchie), è il ritorno a stati ancestrali di coscienza.
Esso è la causa della malattia e della morte : ci sono microbi e virus, ma essi non possono far nulla all’uomo santo. Questi sono dentro di noi e attorno a noi, ma è il peccato che prepara il terreno di cultura a batteri e virus. (G.G.Visvadar).
Non solo, ma una disubbidienza alla “legge” produce i medesimi guasti anche e soprattutto alle persone che ci sono care (per il malanno sessuale, veniamo sulla terra, per lo stesso morbo andiamo alla morte, per esso facciamo morire i nostri genitori: Milarepa).
Una nostra azione di penitenza o di delinquenza – (deliquio: scendere in basso) ha immediata influenza sul nostro corpo, sul nostro ambiente, sui nostri cari, sulla terra e sul cosmo.(Osho)
L’inconsapevolezza è la sorgente del peccato e “il peccato originale” è la dimenticanza di sé. L’uomo si è perso. Per riguadagnare la vita deve ritornare a casa. La sua natura è autoperfezionata, pura fin dall’inizio (C.G.Trungpa).
L’individuo è il solo responsabile delle sue azioni passate e presenti, e soltanto colui che comprende i propri errori può riscattarli, attuando un consapevole processo di redenzione.
Di fatto riconoscere consapevolmente di essere un peccatore, a causa dell’inconsapevolezza e dell’ignoranza è già una trasformazione, e questa stessa realizzazione “perdona”.
Poiché tuttavia è praticamente impossibile cancellare tutti gli sbagli commessi, in quanto l’intero ambito è immenso, l’unica possibilità è abbandonarsi, arrendersi e pentirsi.
La parola pentimento in aramaico “teshuvah” significa tornare. (tornare all’essere originario), ma anche risposta. Tornare a Dio è una risposta a Lui. Non solo l’uomo è alla ricerca di Dio, anche Dio è alla ricerca dell’uomo. L’esistenza è una straordinaria storia d’amore.
Questa è la chiave segreta che Cristo ha rivelato all’uomo: “Misericordia voglio, non sacrificio”.
Non occorre alcuna conoscenza, nessuna tecnica o pratica esoterica. Basta essere ricettivi, vulnerabili, aperti, fiduciosi, per compiere la rivoluzione dal “ fare… all’essere”.
Peccato, pentimento, perdono sono parole scomode e difficili da accettare, come difficile è l’osservanza delle leggi che sono state date agli esseri umani per conseguire il divino.
Lao-tzu chiama la legge “Tao”, i Veda la chiamano ”Rit”, i buddhisti “Dharma”, gli ebrei “Torah”.
Chi non ha alcun conflitto e vive in armonia con tutte le leggi, consegue la verità, la vita, l’estasi. Solo i Maestri sono privilegiati, (privi-lege , esentati dalla legge).
Per percorrere però la strada difficoltosa del ritorno, occorre sviluppare organi cerebrali idonei.
Tutti possiedono facoltà latenti che attendono di essere sviluppate. I semi di tali facoltà si trovano nel cervello. Coscienza, memoria, (me-morie, le mie morti) intelligenza, sono fenomeni cerebrali. La fioritura di questi semi consente la formazione di organi adatti alla percezione di realtà, altrimenti ignote. L’assenza di questi organi è assoluta e totale cecità. Gli organi mentali sono quattro : i primi due sono comuni agli animali: istinto e sentimento. Tutti gli animali nascono completi. Un cane nasce cane e tale resterà per tutta la vita. L’uomo non nasce uomo ma può diventarlo. Egli è una potenzialità. Con l’uomo finisce l’evoluzione e inizia la rivoluzione ! Il terzo organo si sviluppa solo nell’uomo più progredito : la logica. Il quarto, la chiaroveggenza, è una funzione di un organo ante-prefrontale, una sorta di terzo occhio interno, che a seconda del suo sviluppo, rivela i segni e le sindromi dei diversi livelli di preveggenza, visioni e audizioni a distanza, taumaturgia, poteri mistici. Alcuni atteggiamenti e alcune pratiche, creano le condizioni più favorevoli allo sviluppo di questi semi. L’esercizio della pazienza, della mitezza, del silenzio, stimolano un’azione attrattiva delle forze propulsive per la crescita animica. L’indulgenza, la tolleranza, l’altruismo, la fiducia, la perseveranza, l’abnegazione, accelerano il processo di acquisizione e la crescita della coscienza. Gli stati di coscienza sono quattro: sonno profondo, sogno, veglia e superveglia. Tutti sperimentano i primi tre, il quarto è raro. E’ conosciuto in parte dagli artisti es-tro e dai mistici es-tasi. Le verità religiose pertanto possono essere comprese solo tramite gli organi superiori: la chiaroveggenza ed un quinto organo, che si trova fuori del cervello e fuori anche dal sospetto della sua esistenza, nell’attuale stato di evoluzione (Sacro Cuore- Sat- Gur = Vero Maestro). Il Maestro è quindi dentro di noi e la via è l’Eva-Angelo : la via dell’Angelo.




curiostà filosofiche







Reincarnazione e karma

Se la rinascita è un obbligo, una condizione dolorosa che induce in situazioni anche peggiori rispetto alle attuali, la reincarnazione è considerata una scelta, un potere riservato ad alcuni individui meritevoli capaci di controllare la futura nascita e il karma.
Karma significa non solo l’azione pregna di conseguenze ma anche le sue ripercussioni. Secondo il karma non solo ad ogni causa segue un effetto, ma colui che scatena la causa ne subisce l’effetto. La valenza retributiva del karma obbliga perciò ad una esistenza e una felicità condizionata : (non illudetevi fratelli, tutto ciò che un uomo semina, quello egli raccoglierà” (S:Paolo) .
La dottrina della rinascita, alimenta tuttavia la falsa credenza che dopo la morte, abbia luogo un continuo passaggio individuale, in un altro corpo, come se si scartasse un vestito per indossarne un altro, e l’erronea teoria, secondo cui il principio cosciente, può incarnarsi in forme subumane (metempsicosi). La Bhagavad-gita 14,15 cita : “chi muore sotto l’influenza dell’ignoranza, rinasce nel mondo animale”.
Nessun intuito supernormale di un illuminato però ha mai avvalorato queste teorie, che sono da interpretare simbolicamente (Evans-Wentz), poiché si potrebbero in vero assumere caratteristiche fisiche e caratteriali simili all’animale a cui si corrisponde per il comportamento, ma non è possibile che un uomo rinasca come animale, sebbene è verosimile che nel corso dell’evoluzione, sia stato un animale. Nell’evoluzione non si può tornare indietro (Osho).
E’ pur vero che Buddha dice che passiamo per innumerevoli esistenze, ma dice anche che queste vite non possiedono una intrinseca realtà.
Il buddismo considera alla stregua del corpo, tutti i fattori costitutivi che costruiscono la personalità empirica, un temporaneo aggregato di pensieri, sentimenti e azioni, destinati anch’essi alla disgregazione, e nega l’esistenza di un “IO” fisso (anhatta).L’io è una creazione del karma, un’illusione ( Marcos Pallis). C’è una Realtà, ma nessun individuo permanente, nessuna personalità costante.
Tutti i fenomeni di coscienza del Sé, appartengono al falso sé, che mentre è condizionato dall’illusione della personalità, avverte dolore e piacere, pur sempre illusioni di una dimensione onirica, seppure reali per l’Ego che considera veri anche i sogni. Una esperienza psicologica concreta per l’Ego che ha costruito attorno al vero sé, attraverso la cultura, l’educazione, la religione, una corazza, una impalcatura, difficile da abbattere, che ostruisce la consapevolezza di essere una sola cosa con tutto l’universo. Solo l’abbandono del senso dell’io, conduce alla liberazione delle tensioni, che causano nascita e morte consecutivamente.
L’esistenza è paradossale. Il falso sé, vive davvero l’esperienza delle innumerevoli nascite e morti, a dispetto del vero essere che non nasce e non muore mai.
Gli individui sono vittime del proprio karma, del passato e della predestinazione, a causa dell’ignoranza (avidya), che li rende ciechi, sempre in grado tuttavia di dileguare e fugare, istantaneamente le tenebre, anche con una piccolissima e tenue fiammella di pura conoscenza.
D’altra parte la via che conduce alla libertà, passa attraverso l’osservanza di leggi inderogabili e costrittive, fatta eccezione per coloro che sono esentati dalla legge, i “privilegiati” (privi-lege).
Non solo ma una contravvenzione alla legge, produce guasti anche e soprattutto alle persone che ci sono care. Una nostra azione ha immediata influenza sul nostro corpo, sul nostro ambiente, sui nostri cari, sulla terra e sul cosmo . (G.G.Visvadar)
Predestinazione e libertà sono due poli che si condizionano reciprocamente.
Il destino (karma) si incarica con giustizia assoluta di far si che ognuno impari proprio ciò che non vuole accettare e a cui oppone la massima resistenza (Detlhefsenn ).
L’uomo inizia la sua esistenza terrena con dei carichi e delle premesse, un programma di vita che deve condurre a termine con un processo di apprendimento consapevole, ma purtroppo, molto più spesso inconsapevole e legato al dolore. Disgrazie, malattie e avversità, sono l’aspetto passivo di un processo di apprendimento non volontario, ma significativo e stimolante (il pathi patos dei Greci - apprendimento attraverso la sofferenza).
Il karma consente la progressione, col riconoscimento dei propri errori, il confronto costante delle varie situazioni e l’integrazione del passato nella propria coscienza e il dolore è la spina pungente che ci fa comprendere e rispettare la legge del dharma (sentiero della retta azione - legge).
Tutto ciò che abbiamo preso per sostanza, non è altro che ombra ! Il falso sé si dissolve, ma i suoi impulsi sopravvivono e si ricombinano in una nuova espressione di vita.
Il rapporto è paragonabile a ciò che si verifica nel caso dell’accensione di un fuoco, con un altro. Il nuovo fuoco non è quello di prima, e nemmeno assolutamente diverso (C. G. Trungpa).
Da un punto di vista assoluto la reincarnazione è in sostanza parte della creazione della mente relativa. Essa non esiste, se non come manifestazione della mente condizionata (Lama Jigmela).
Nel fenomeno della morte si estingue solo il corpo, non l’anima, ma nel fenomeno della morte totale (moksa), si estingue anche l’anima. A quel punto non si rinasce più, si diviene tutt’uno con il cosmico. La goccia si dissolve nel mare (Osho).
In definitiva nel sogno illusorio e nel desiderio di perpetuare la propria individualità, il principio cosciente, unica realtà, continua incessantemente la sua peregrinazione in innumerevoli esistenze, immagazzinando, di volta in volta, in un seme atomico (tig-lè), ricordi, esperienze, sentimenti, pensieri, emozioni, idee, che si concretizzeranno e si espanderanno in altre forme di vita, un influsso psichico (tulkù), “un’energia vagante”, come l’aria che trasporta gli odori o i lezzi, fino a che finalmente realizzerà che l’essere può vivere nell’universo senza un corpo, senza una forma, diffuso nell’intera esistenza, in assoluta libertà. Pura e semplice consapevolezza, che tuttavia possiede una propria individualità, un centro invisibile che sa di essere
Ciò che trasmigra pertanto è soltanto la consapevolezza.
Echi di teorie reincarnazionistiche si possono reperire anche nella nostra cultura religiosa, nonostante il concilio di Nicea, voluto da Costantino nel 325 d.C. ne avesse proibito il culto e l’avesse considerate eresie.
Alcuni passi del Vangelo sono rimasti immuni da interpolazioni e manipolazioni a riguardo.
In Matteo 11,14 Gesù risponde alla domanda dei discepoli di chi fosse Giovanni Battista e dice: “Egli è quell’Elia che deve venire”…Chi ha orecchi per intendere, intenda.
In realtà, c’è un’esplicita analogia tra il profeta Elia e Giovanni il Battista!
Elia va nel deserto ed è definito nel vecchio testamento “un uomo peloso con una cintura di cuoio ai fianchi “ (Re IV, 1,8).
Nel Vangelo il Battista, predica nel deserto e “ porta una veste di peli di cammello e una cintura di cuoio ai fianchi” (Mt.3,4). Un chiaro, preciso ed esplicito riferimento per riconoscere…lo stesso influsso.
Gli apostoli chiedono a Gesù, se la responsabilità della cecità del nato cieco, fosse sua o dei suoi genitori, evidenziando la conoscenza che cause pregresse possano ripercuotersi sulla presente fisicità (giov. 9,2)
E ancora a Nicodemo (Giov.3,5) con chiarezza spiega: “Chi non rinascerà,…non entrerà nel regno di Dio,…bisogna che siate rigenerati di nuovo”.
Anche la patristica, prossima ai messaggi più puri, cita spesso la rinascita delle anime : Giustino, Gerolamo, Clemente d’Alessandria (stromata), Ignazio (epistole), Origene (contra Celsum):
“E bene tenere il segreto sulla dottrina della entrata delle anime nei corpi, affinchè non venga gettata innanzi a quelli di mediocre comprensione”.
Le disuguaglianze umane sono cagionate dalla qualità delle anime e dal loro uso del libero arbitrio.
Molti pensatori occidentali , sono stati e sono fautori della reincarnazione : Socrate, Pitagora, Platone, nell’antica Grecia. Marco Aurelio, Seneca a Roma. Gli illuministi Voltaire, Goethe. Filosofi come Shopenauer, Emerson, Honorè de Balzac. Gli scrittori Dickens, Tolstoy, James Joyce, Hermann Hesse, Whitmann, Victor Hugo. Psicanalisti del valore di Carl Yung e Erik Erikson. Il biologo Huxley . Il premio Nobel Isac Singer, il poeta John Masfield. Richard Bach, autore del romanzo “Il gabbiano Jonathan Livingston”. E ancora personaggi come Mazzini, Franklin, Henry Ford, e molti altri, per citare soltanto coloro che hanno espresso il loro convincimento attraverso scritti, affermazioni o attestati ed esperienze personali.
Lo Zhoar, testo cabalistico della tradizione giudaica cita: “Le anime devono ritornare alla sostanza assoluta da cui sono emerse. Se non soddisfano questa condizione nel tempo di una vita, devono viverne una seconda e una terza, finchè non saranno idonee a ricongiungersi a Dio”.
Il poeta islamico sufi Jalalu Din Rumi scrive :

“ Morii come minerale e divenni una pianta,
morii come pianta e mi elevai ad animale,
morii come animale e fui un uomo.
Quando mai persi qualcosa morendo ? “




curiosità orientali


mahamudra



Diverse fonti accennano ad un organo che sopravvive alla morte e che non appartiene alla sfera cerebrale: “il Cuore”.
Osho dice che con la morte scompaiono sia il corpo che il cervello e che tuttavia esistono metodi per conoscere senza far uso del cervello.
G.G. Visvadar sostiene che esiste un organo che non appartiene alla sfera cerebrale, la cui sede è quella raffigurata nell’iconografia religiosa al centro del petto ed il cui simbolo è la stella di David, che è anche il simbolo dell’Anahata chakra (centro del cuore) dello Yoga.
Nel Krya Yoga tantra di Vajramala, l’energia è definita ciò che dimora “nel cuore degli uomini”.
Infine nel Bardò-Thodol (libro tibetano dei morti) è detto che l’energia mentale (sem) e l’energia vitale (lung) sono unite “nel cuore dell’uomo” in un punto atomico (tig-lè).
Nel momento della morte, l’energia vitale non ricevendo più informazioni dai sensi, si contrae e si congiunge indissolubilmente all’energia mentale innata, formando un corpo energetico che viene proiettato fuori dal corpo, il “Luz” (nocciolo) della tradizione giudaica (una particella corporea indistruttibile, alla quale l’anima rimarrebbe attaccata dopo la morte, contenente gli elementi virtuali necessari alla restaurazione).
Nel buddismo “Mente”, che in sanscrito si traduce “Citta”, significa letteralmente “Cuore”: ciò che percepisce senza richiedere un lavoro da parte del cervello.
Dunque esiste qualcosa che non appartiene al cervello e che non viene distrutto nella morte.
Ma cos’è questo Cuore , che la Bibbia definisce “intimità personale incapsulata” e che Yung chiama “inconscio”.
Patanjali parla di “percezione diretta” (partyaksha) – conoscenza pura che avviene senza l’intermediazione dei sensi.
Quella che Buddha chiama “Retta Conoscenza”, immediata, autoperfezionata, quando ancora il giudizio non è intervenuto a corrompere le “ vive percezioni della realtà così com’è”.
Per acquisire la funzione di quest’organo originario, primordiale e trascendente, perfetto fin dal principio, occorre percorrere il cammino della naturalezza e spontaneità , “mahamudra”, il più alto insegnamento del buddismo tantrico tibetano.
Una via d’amore totale (a – more = che non muore): l’apertura del cuore, nella quale il Maestro presenta al discepolo la natura del proprio spirito e gli trasmette il potere di realizzarla all’istante, introducendolo in quello stato. E’ l’esperienza ultima, un orgasmo totale con l’universo, anche se l’esperienza della realtà ultima non è affatto un’esperienza, perché colui che esperisce si è perso. C’è il conoscere, ma non chi conosce. E’ piuttosto un esperire, un processo.
Mahamudra è il canto che Tilopa dona al suo discepolo Naropa. E’ un canto, perché quando si diventa una canna di bambù vuota, le labbra divine si accostano, la canna diviene un flauto e la canzone ha inizio.
corpo astrale



corpo astrale

Partendo dalla convinzione che l’uomo, accanto al corpo fisico, possegga un corpo astrale energetico, detto “doppio” perché compenetrato nel fisico del quale conserva la stessa forma, la medicina magica ha elaborato la “terapia simpatica”, un insieme di cure e rimedi dalla parvenza stregonesca.
Il doppio è un fluido radiante e sensibile composto di pensieri, sentimenti, emozioni, vibrazioni e filamenti sottili, un seme integrato di desideri, aspirazioni ed esperienze collegato al sistema nervoso periferico, sul quale si può influire recando dolore o sollievo.
La presenza di questo spirito vitale è in ogni cellula e di conseguenza anche nelle escrezioni dell’organismo (sudore, sangue, muco, orina, feci), sulle quali agisce la medicina simpatica operando anche a distanza, trapiantando queste escrezioni in un corpo fisico animato o inanimato, le cui vibrazioni siano in rapporto di simpatia con quelle dell’ammalato.
Il trapianto nei minerali triturati produce “la polvere simpatica” ritenuta una panacea universale . Ovvero l‘operazione può avvenire amalgamando tali escrezioni con uno dei quattro elementi costitutivi dell’universo : seccandoli all’aria; bruciandoli nel fuoco; gettandoli nell’acqua corrente; sotterrandoli e seminando sopra piante che ne assorbiranno l’influsso.
Buoni risultati si ottengono anche dandoli in pasto a un animale che contrarrà il male del paziente trattato, dando in cambio il proprio vigore, oppure innestandoli in un albero, del quale beneficerà della linfa vitale e delle energie che da essa si sprigionano.
“Un’antica ricetta propone di far bollire un uovo nell’orina del paziente dopo aver fatto nove buchi nel suo guscio. In una notte di luna piena si sotterrerà in un formicaio. Quando le formiche avranno divorato l’uovo, il malato avrà riacquistato la salute”.
I Veda chiamano questo secondo corpo “linga sharira” e sostengono che quando il corpo fisico muore è questo a veicolare il principio cosciente nella nuova dimensione.
Esso ha 96 dita di lunghezza e possiede i caratteri della passività e dell’ignoranza. E’ l’anima immortale ( atman ) che lo muove.
Dalla stessa fonte derivano le leggende sui vampiri e i lupi mannari..
Quando l’uomo ha vissuto bene il cadavere astrale evapora come incenso, ma se ha vissuto nel delitto e nell’iniquità, il corpo astrale che lo trattiene prigioniero cerca ancora gli oggetti delle sue passioni e vuole attaccarsi alla vita, sfinendosi in dolorosi sforzi per tornare a vivere, dimorando nei luoghi dove compì i suoi misfatti e entrando talvolta tra i viventi che riflettono pensieri e emozioni simili. Si nutrono dei vapori del sangue. Sono i vampiri dell’anima umana, larve fluidiche, analoghe ai leucociti che riflettono i nostri sogni . (Peladan)
Il lupo mannaro non è che il corpo astrale di un uomo di cui il lupo rappresenta gli istinti selvaggi e sanguinari e che mentre il suo “fantasma” va errando per la campagna, dorme soffrendo nel suo letto e sogna di essere un vero lupo. La disposizione della gente semplice delle campagne a mettersi in comunicazione con la luce astrale, che è il mezzo delle visioni e dei sogni, consente a costoro di vedere tali apparizioni per la sovreccitazione quasi sonnambulica causata dallo spavento.
I colpi dati al lupo mannaro feriscono realmente la persona addormentata, che mai si è mossa, per congestione odica o simpatica della luce, ricettacolo delle forme. (E. Levi)
Le ossessioni diaboliche sono ferite fatte all’apparecchio nervoso dalla luce pervertita dalla volontà umana.
Noi agiamo con l’immaginazione sull’immaginazione altrui, col nostro corpo astrale su quello degli altri,in modo che per la simpatia sia di attrazione che di ossessione , ci possediamo gli uni e gli altri.



tilak e tika

Molti bramhini e molte sette indù hanno la consuetudine di applicare il “tilak” e il “tika”, rispettivamente sulla fronte dell’uomo e della donna, in un punto situato tra le sopracciglia considerato un terzo occhio interno, con un colore vermiglio o con della pasta di sandalo.
Lo scopo è di concentrare l’attenzione su quel punto, costantemente, focalizzandone la consapevolezza. Il sandalo dà una sensazione balsamica, come se un pezzo di ghiaccio fosse applicato su quel punto. E’ la stessa sensazione di pace e di fragranza che si verifica quando il centro corrispondente viene attivato (Ajna chakra). Si è perciò trovato un equivalente.
Le persone che sono sottoposte a continua pressione o che sono impegnate in pensieri e riflessioni continue, mostrano quella pressione, facilmente localizzabile sulle loro fronti. Allo stesso modo, coloro i quali hanno ricevuto una pressione simile nelle vite passate, quando nascono hanno una specie di tilak naturale, proprio laddove si trova il terzo occhio.
Se l’attenzione è fissa sul terzo occhio, la semplice immaginazione è sufficiente per creare qualsiasi fenomeno .
All’interno del nostro corpo esistono diverse aree di fragranza, collegate con i nostri pensieri e le nostre emozioni, connesse ad alcuni centri psichici (chakra), l’attivazione dei quali, per mezzo di appropriati suoni, consente la diffusione anche all’esterno della fragranza corrispondente a riprova che un fiore è sbocciato dentro.
Alcune vibrazioni sonore si armonizzano con il profumo di certi fiori o essenze.
Se si pronuncia in un certo modo il nome di Allah, a un certo punto la stanza si profuma di lobhan. Per questo nelle moschee si brucia il lobhan.
Alcuni mantra portano invece a percepire una fragranza di legno di sandalo, la cui sorgente è nell’ “ajna chakra”, il centro psichico al centro degli occhi, tra le sopracciglia (terzo occhio).
Le diverse intonazioni creano la specifica e particolare fragranza.

YOGA


Il caduceo d’Esculapio o bastone di Mercurio è la rappresentazione ideografica e simbolica del Laya yoga, nel quale due serpenti si attorcigliano attorno a un asse mediano, formando sette spire. Tre nervi principali : “Ida”, “Pingala” e “Susumna” si dipartono da un punto situato alla radice del pene (triveni). Susumna, si arrampica nello speco vertebrale (monte Meru) e raggiunta la nuca, emerge e deflette e mentre Ida e Pingala si piegano verso le narici, essa sale in alto terminando nel pericarpo centrale del cervello (sahasrara padma) “loto dai mille petali”.
Attraverso un canale sottile come la decima parte di un capello, all’interno dell’asse vertebrale (Citrini) penetra Kundalini, l’energia vitale, situata e immagazzinata nel centro sessuale, solitamente assopita alla base della spina dorsale.
Questa forza ondulatoria della natura, raffigurata nei tantra come un serpente che si morde la coda (l’uroboros alchemico), attorcigliata per tre spire e mezzo attorno a un bulbo, che ha la forma di un uovo (svajambulinga), fora i sette chakra, fino a raggiungere, il centro coronale (sahasrhara) alla sommità delle testa, dove Shjva e Shakti, le energie maschile e femminile, statiche e cataboliche (kata bios-per la vita), si incontrano, ormai indifferenziate, in una unione superfisica, donando allo Yogi, i siddi – poteri sovrannaturali e l’agognata liberazione (moksa).
I chakra, sono campi elettrici, centri dinamici potenti, assopiti fino a quando la forza vitale non li attiva, stimolando la produzione ormonale della ghiandola corrispondente. Questi centri psichici, corrispondono infatti alle sette ghiandole a secrezione interna (ghiandole della riproduzione, pancreas, surrenali, timo, tiroide, ghiandola pineale e pituitaria), e ai plessi del sistema nervoso parasimpatico della nostra fisiologia (sacrale, ipogastrico, ombelicale, cardiaco, faringeo, cavernoso, coronale). Il processo è attivato dal respiro, che contiene il prana.
Se Kundalini si sveglia ed entra in ”citrini”, man mano che sale, attiva il centro corrispondente donando allo yogi gli otto siddi o poteri sovrannaturali : Ahjma: potere di ridursi fino all’atomo; Mhajma: potere di aumentarsi di volume; Laghima: potere di levitazione; Garima: potere di smaterializzare gli oggetti; Prapti: potere di realizzare i propri desideri; Prakamya: potere di far penetrare i corpi materiali gli uni negli altri; Isita: potere di comandare a tutti gli esseri, visibili e invisibili; Vasita: potere di cambiare di forma a volontà.
I sette chakra corrispondono ai sette giorni della creazione, ai sette colori, alle sette note, ai sette sacramenti, ai sette pianeti, alle sette virtù, ai sette vizi, ai sette doni dello Spirito Santo.
Nel perineo si trova il bulbo (svajambulinga), il cui nome è Muladhara, sede dell’elemento terra, da cui originano i tre nadis suddetti. Esso ha la forma di un uovo di uccello, lungo quattro dita. Il suo colore è rosso rubino .
Lo Yogi che medita su Muladara è libero da qualunque malattia.
Più sopra si trova Svadisthana, (arancione) che rende immediatamente lo Yogi libero da tutti i suoi nemici (i nemici dell’uomo sono le sue passioni : lussuria, ira, avarizia, ozio, superbia, invidia, gelosia).
In corrispondenza dell’ombelico si trova Manipura, (giallo) sede dell’elemento fuoco, che concede il potere di distruggere e creare a volontà.
Nella regione del cuore è situato Anahata (verde), che permette la realizzazione di ogni desiderio e fa diventare lo Yogi Signore della parola. Sede dell’elemento aria, il suo simbolo è il triangolo salomonico esagonale, ed è così chiamato perché è qui che viene udito il suono sabdabrhama, che si origina in muladara, simile ad un indistinto ronzio di api e che ora si manifesta senza attriti.
All’altezza della gola stà il loto Visuddha, il cancello della grande liberazione. Qui lo Yogi è libero dal dolore e dalla sofferenza, acquista longevità e salute. Non desidera più nulla ed è per sempre costante, coraggioso, buono e puro. Il suo colore è grigio azzurro)
E’ capace di vedere i tre tempi : passato, presente e futuro.
Tra le sopracciglia e alla radice del naso si trova Ajna,, bianco splendente (il terzo occhio), dentro il quale dimora la mente sottile (manas). Lo Yogi, il quale tiene costantemente fissa la sua mente su questo loto e il suo respiro fermo in kumbaka,(assenza di respiro) acquista onniscienza e onniveggenza.
Sopra tutti, regna Shasrarha Padma, luminoso e bianco, con filamenti dorati. Qui dimora il dio Pramashjvas, il Brama, l’Atman di tutti gli esseri.
Colui che ha dominato la sua mente e conosce questo loto, non nasce più nel samsara, e acquista la liberazione finale (moksa)..
Il tridente rituale che gli yogin tantrici dello shivaismo kashmiriano portano con se (trysula) sta anche a simbolizzare le tre correnti principali dello yoga segreto, che si incontrano alla radice del pene (triveni).
I tre nervi principali (gli Atharva Veda ne contano 72.000) sono anche rappresentati dai tre fiumi sacri indiani: Yamuna, Saraswati (invisibile) e Ganga.
Per questa ragione nel luogo fisico dove effettivamente questi tre fiumi s’incontrano (preyag), ad Allhahabhad, si tiene ogni 12 anni, in corrispondenza di una congiunzione astrale, quando Giove entra nella costellazione dell’ Acquario, una festa mistica, il Maha Kumba Mela.
Da migliaia di anni i mistici orientali sostengono che gli ormoni secreti dalle ghiandole regolano tutte le funzioni del corpo, compreso il processo di invecchiamento.
La ghiandola pituitaria, inizia a produrre un “ormone della morte”, durante la pubertà, che interferisce con l’abilità delle cellule di utilizzare ormoni benefici, come quello della crescita. Di conseguenza organi e cellule, a poco a poco, si deteriorano e muoiono.
Lo squilibrio ormonale, influisce sui sette centri e viceversa. Questo fiume di energia, circola dentro e intorno al corpo, rinvigorendo o svilendo la struttura corporea.
I seguaci di questa tecnica, solitamente, non dimostrano più di 40 anni, indipendentemente dalla loro imprecisata età, hanno fluenti capigliature, denti sanissimi, corpi vigorosi, resistono al caldo e al freddo, dimorando in grotte che trasudano umidità senza ammalarsi, sono longevi e possiedono poteri straordinari che appaiono sovrannaturali, ma che sono il prodotto di lunghe e difficoltose pratiche, tese ad impadronirsi del proprio corpo, scrigno dello spirito universale, imprigionato in un inconsapevole automatismo, che impedisce la liberazione (moksa) unico scopo dell’esistenza ciclica.
Kundalini, chakra e nadis non appartengono alla fisiologia e all’anatomia, ma ad un corpo sottile, energetico, composto di sentimenti, emozioni, vibrazioni e filamenti sottili, una sorta di secondo corpo compenetrato al fisico (linga sharira).
Esso ha la stessa forma del corpo fisico, nel quale è compenetrato e quando il corpo fisico muore, questo corpo eterico che è come fumo condensato, veicola il principio cosciente per altri 13 giorni.
Questo secondo corpo ha il carattere della passività e dell’ignoranza. E’ Atma , l’anima suprema che lo muove. Ha 96 dita di lunghezza. Il rapimento estatico ha l’effetto di ridurlo e concentrarlo al centro del corpo tra l’ano e l’uretra in un triangolo brillante come l’oro fuso.
Nel momento della morte l’energia che è estesa e diffusa nel corpo si contrae, ritorna al suo nucleo, torna ad essere un seme, un atomo, pronto per un nuovo viaggio…!
Pratica : si esegue un pranayama completo per tre volte (inspirazione-sospensione-espirazione);
si invia il prana al chakra basale e in assenza di respiro si eseguono i tre banda: jalhandhara, uddyana, mula banda) – il primo contraendo i muscoli del collo, con il mento sullo sterno; il secondo contraendo lo stomaco verso la colonna vertebrale; l’altro contraendo i muscoli dello sfintere anale e di tutto l’apparato pelvico. Un brivido percorrerà nella spina dorsale a significare che kunudalini ha ricevuto “l’avviso”. Il respiro va trattenuto in loco per il tempo utile ad attivare un processo di pulizia che si ottiene facendo roteare il prana in senso orario attorno al chakra per poi espellerlo con una espirazione che eliminerà tossine, negatività e quant’altro.
La stessa operazione andrà eseguita su ciascun altro chakra salendo come in una scala a pioli fino al centro tra le sopracciglia dove il prana confluirà da dietro l’occipite fino alla radice del naso, tra gli occhi che osserveranno un cerchio bianco splendente.
Infine dal chakra coronale si sprigionerà una pioggia di nettare che purificherà tutto il corpo.



















curiosità magiche

elementali

Le quattro prove dell’antica iniziazione erano: esporsi senza terrore in un incendio, attraversare un abisso scalando una montagna a picco durante un uragano, uscire da una cascata o da un vortice pericoloso nuotando, superare le tenebre dell’oscurità della terra scendendo in una caverna nel buio più assoluto (E.Levi).
Gli spiriti inferiori (elementali) collegati alle energie dei quattro elementi, obbediscono soltanto ad un potere che si mostri loro superiore. Essi sono forze della natura e costituiscono una terra di mezzo, tra la materia lo spirito
L’uomo che ha paura dell’acqua non regnerà mai sulle “ondine”. Colui che teme il fuoco non potrà mai comandare alle “salamandre”. Chi soffre di vertigini deve lasciare in pace “le silfidi” dell’aria e non si devono impunemente irritare “gli gnomi” dei boschi. (Blanchefort)
Essi rappresentano le caratteristiche degli esseri umani nei loro aspetti positivi e negativi: l’indolenza e la pigrizia, l’indecisione, la superficialità, l’abbandono alle passioni.
Per attivare positivamente queste energie bisogna possedere la laboriosità degli gnomi, reprimendo l’avidità e l’inazione, superare le passioni morbose tipiche delle salamandre, sconfiggere la superficialità delle silfidi, eliminare l’indecisione e la freddezza delle ondine.
Il mondo elementale è sprofondato nell’inconscio dell’umanità, da quando gli esseri umani non sono più stati in grado di percepirlo, quando la coscienza non pensava ancora, ma “percepiva”.
La conturbante ondina dei tempi andati, sarebbe definita oggi “fantasia erotica”. (C.G.Yung)
Proiezioni di stati d’animo, colmi di brame e fantasie. Immagini potenti contro la paurosa realtà delle profondità psichiche (ombre). Forme archetipiche che costituiscono un substrato psichico comune.
Cellule fluidiche in perpetuo movimento, analoghe ai globuli sanguigni e ai leucociti dell’uomo, obbedienti alla sua volontà od anche alla incoerenza delle sue passioni.
Essi rappresentano la creazione perpetua sebbene momentanea ed imperfetta dei sentimenti. Forze che obbediscono ad un istinto imperioso di realizzarsi ogni volta che una proiezione dell’anima umana fornisce loro una corrente dove precipitarsi, un movimento dove attivarsi. (Peladan)
Queste sottili ed invisibili vibrazioni non possono essere raggiunte attraverso un processo di pensiero, ma solo attraverso un contatto emozionale.

pietre magiche

Alcune pietre sono considerate “magiche” e pregne di poteri occulti, per aver inglobato in migliaia di anni di formazione energie potenti e protettive se possedute da persone pure. Perderebbero invece le radiazioni benefiche, se in possesso di uomini malvagi ed egoisti e per una strana legge di metamorfosi, si trasformerebbero in altrettante forze malefiche, essendo dei catalizzatori delle energie, dei pensieri e delle emozioni degli esseri umani, con i quali si stabilirebbero delle relazioni simbiotiche.
Il Rubino il cui nome sacro è “Dergabel”, preserva il corpo dalle malattie e quando qualche sventura grava su chi lo porta, lo manifesta col mutamento del suo colore rosso, sangue di piccione.
Lo Smeraldo, nominato “Amuradel”, arresta la caduta dei capelli e guarisce le escoriazioni della pelle. E’ efficace contro le emorragie e protegge dalle avversità.
Lo Zaffiro, col nome magico “Trooavel”, riluce in modo diverso quando il cielo è coperto e quando è limpido. Protegge il cuore, guarisce i foruncoli e assicura vitalità.
Il Diamante, il cui nome deriva dal greco “adamans – indomito” per la forza e la resistenza che possiede, resiste al ferro e al fuoco. Rischiara lo spirito e gli occhi. Preserva dai veleni, dagli incantesimi, dai sortilegi e dagli incubi. E’ una pietra consacrata agli spiriti di luce.
Sono note per contro, le vicissitudini del brillante “Hope” la malvagia pietra azzurra della disgrazia., il brillante dalla eccezionale luce azzurra, forse rubato al simulacro di un Dio (il chè spiegherebbe il suo influsso malefico, causa della morte di decine di persone).
L’acquamarina ritenuta da sempre baluardo contro il al di denti, le infiammazioni delle gengive e della gola.
L’ametista, potente talismano, agisce sulla memoria fortificandola.
Il topazio rafforza il sistema nervoso.
La turchese considerata dagli arabi “pietra della salute” veniva portata sulla fronte sia dagli uomini che dai loro focosi cavalli
L’opale capace di risvegliare la virtù della chiaroveggenza: Impallidisce in presenza di pericoli.
Il diaspro di cui Galeno assicura il potere di guarire le malattie dell’apparato digerente. Proprietà confermate da un altro medico Traliano e nel 500 da Girolamo Cardano.
Non tutte le pietre preziose, tuttavia, provengono da minerali, alcune sono la concrezione di sali e sostanze che precipitando si cristallizzano negli organismi viventi, compreso l’uomo, e per questa ragione sono sempre state utilizzate dalla magia cerimoniale e dalla terapeutica occulta.
La Clopea, che si trova in un pesce che cambia colore se la luna cresce o decresce, e quando raggiunge una cospicua grandezza, si uccide con le sue stesse spine.
La Cinedia, che si condensa nel cervello di un altro pesce.
La Clorite, nello stomaco della cutrettola;
La Lincuria, nell’orina della lince e l’Alectoria, nello stomaco dei gallinacei.
L’ ambra grigia e nera, prodotte dalla deiezione di alcuni cetacei.
La Batracite, nella testa del rospo, la Ienia negli occhi della iena, il Chelonio, nelle tartarughe.
Non ultime: la Perla, derivante dal sistema immunitario dell’ostrica e il Corallo, forma dendritica vivente (indossato dagli zingari nella sua colorazione rossa, contro il malocchio).
La legge che governa e stabilisce la sintonia di una pietra con gli individui è l’analogia. Ciascun segno zodiacale, ciascun pianeta, ha la sua pietra e ciascuna azione è assistita “magicamente” da una gemma particolare: Arite- ametista; Toro- agata; Gemelli-berillo; Cancro- smeraldo; Leone- rubino; Vergine- diaspro; Bilancia –diamante; Scorpione-topazio; Sagittario-carbonchio; Capricorno-onice; Acquario-zaffiro; Pesci-crisolito.
Apollonio di Tiana possedeva sette anelli corrispondenti ai sette pianeti e ai sette giorni della settimana, che portava a turno nel modo seguente: domenica, diamante su anello d’oro-sole; lunedì, opale su anello d’argento-luna; martedì, ematite su anello di ferro-marte; mercoledì, diaspro su argento-mercurio; giovedì,carbonchio su stagno-giove; venerdi, corallo su bronzo-venere; sabato, onice su piombo-saturno.
L’ephod o razionale, la cintura che il gran sacerdote utilizzava per gli oracoli sulla tavola d’oro dell’arca, era un quadrato magico di 12 numeri e 12 parole incise su pietre preziose rapprestanti lo zodiaco, le 12 tribù di Israele e gli attributi divini. I fermagli (urim e thumin) delle due catenelle di chiusura tra cui venivano poste le lame d’oro (theraphim) erano due grandi onici Benedicendo o maledicendo si coagulano degli elementali : particole intelligenti di vita e di morte, di fortuna e fatalità.
Un medico napoletano, oggi affermato psichiatra, in un contesto amicale, mi raccontò una sua personale esperienza.
Dai dodici ai sedici anni, era solito trascorrere il periodo estivo, in casa di colei che era stata la sua balia a S. Giorgio a Cremano (NA) ed era tormentato durante la notte da una piccola figura che indossava una tonaca monacale che gli tirava le lenzuola, lo svegliava con rumori nell’armadio, emetteva versi stridenti, ed altro. Notevolmente impaurito, non ne fece mai parola con nessuno, perché così gli aveva suggerito “il monacello”.
Dopo la laurea e la specializzazione, ormai non più disponibile a fantasticherie tornò nello stesso luogo per partecipare ai funerali della sua cara balia. Dormì nella stanza di sempre e immancabilmente la figura si ripresentò, vestito da monaco. Questa volta però era grande e grosso come lui e tentò di strozzarlo, ma prontamente egli reagì con forza sbattendolo contro il muro, con le mani alla gola. Mentre però violentemente lo strattonava, la presenza sparì e il malcapitato si rese conto di violentare l’aria.
Da quel momento non ebbe più visite notturne, e si rese conto di essersi finalmente liberato da una persecuzione, che egli stesso aveva materializzato, esteriorizzando… qualche “frustrazione” repressa.

suoni e forme

I suoni, armoniosi o discordanti, sono vibrazioni che trasportano energia e possono turbare o ristabilire l’ordine fenomenico.
L’effetto magico del “Do Fa diésis” è conosciuto dai musicisti col nome di “diabolus in musica” ed abilmente evitato, perché considerato maledetto e apportatore di disgrazie.
Berlioz nella sua “sinfonia fantastica” se ne serve ogni volta che un mago entra in scena.
In una setta giapponese, ripetendo instancabilmente le cinque sillabe sacre del nome di Buddha, si ottengono benefici e calmanti effetti che eliminano ogni angoscia ( Nam Myò Ren Gè Kyò).
Il Mikado recitando lo stesso mantra aveva il potere di far piovere.
Le parole della consacrazione, se pronunciate con lentezza, da un officiante iniziato, sono in grado di produrre miracoli (Hoc+Est+Enim+Corpus+Meum+).
Il Gayatri mantra : “Om Buhr Bhuvah Swa, Tat Savitur Varenyam, Barghò Devasya Dhimai, Dhyo Yo Nah Prachdayat” composto da 14 parole magiche, dal saggio Wisvamitri,è un viatico per l’illuminazione.
La semplice ripetizione del mantra tibetano “Om Mani Padme Hum”, con il suo potente impatto, blocca il flusso verso l’esterno del centro sessuale, canalizzandolo verso il centro coronale (shasrhara).
Om Namah Shjvaya richiama tutti i suoni della natura.
Il mantra tantrico del “Vajra Sattvà”, di 100 sillabe, ha il potere di mantenere sveglia la coscienza, nel momento critico della morte ed è purificatore e salvifico.
Le parole sono formate da lettere, e le lettere non sono altro che forme, capaci di catturare sul piano fisico i suoni, che sono fenomeni eterici
Certe combinazioni di suoni, producono forme geometriche precise: (nella parte finale dell’Alleluia di Handel, 5 note con 5 frequenze diverse, producono onde tali che sovrapposte formano una stella a cinque punte) . (esp. lab. Delawar- G.B.) .
Alcune figure geometriche ( ottagono, decagono, rombi iscritti, scudo esagonale, piramide, cubo), sono in grado di condurre, trasportare e inviare onde astratte a loro affidate e possono servire come antenne di direzione. I risultati ottenuti, sono proporzionali alla potenza dell’emittente e del ricevente. Certe microvibrazioni poi, sono addirittura letali.
Per la legge di risonanza gli effetti di un’azione subita da una particella separata da un corpo, sono risentiti da tutto quel corpo, quale che sia la distanza tra le due parti separate .
Andrè de Belizal, geniale ricercatore, condusse un esperimento rigorosamente controllato.
Secondo un protocollo stabilito, alcuni microbi patogeni, furono prelevati da una coltura in vitro da un laboratorio parigino e trasportati in provette ermeticamente chiuse a Carivan in Bretagna, a molti chilometri di distanza, dove furono sottomessi ad un irradiamento di “verde negativo”.
Si trattava di dimostrare che l’azione subita dai campioni provenienti dalla cultura in vitro, sarebbe stata risentita a distanza, dalla cultura stessa.
Il risultato fu immediato: i microbi a Parigi, morirono nello stesso istante in cui le provette prelevate furono bombardate con quelle vibrazioni necrotizzanti.
Le stesse microvibrazioni se emesse su frequenza magnetica, conferiscono la guarigione e la vita. Se emesse su frequenza elettrica sono mortali.
Vi sono ultrasuoni che uccidono. Per contro la musica, il canto, la parola sono veri e propri strumenti terapeutici. La voce che proviene dall’interno dell’essere “terpnos logos”.
Il Gran Taumaturgo ordina al paralitico di Cafarnao di camminare; acquieta la tempesta, sgridando al vento e al mare; al cieco di Gerico restituisce la vista col comando e infine resuscita la figlia di Jairo, la figlia di Naim e Lazzaro con un gran grido, fremiti e lacrime, necessari alle “potenti concentrazioni fluidiche”. (Eliphas Levi).




curiosità profetiche







Nostradamus, veggente, astrologo, medico e guaritore, alla sua morte, peraltro da egli stesso prevista nelle modalità, ma non nella data, il 2 luglio 1566, venne sepolto nella chiesa dei francescani di Salon de Provence. Per esplicito desiderio del veggente, sulla lapide appariva la scritta: “quietem posteri ne invidete”. Tuttavia, 60 anni dopo la tomba fu aperta e sul suo petto fu trovata una lastra di rame, con una iscrizione che malediceva coloro i quali avevano turbato il suo riposo, in tale giorno, in tale anno, in tale ora. Scritto che si concludeva: “Guai a chi turberà per la seconda volta la mia pace”. Nel 1791, infatti, durante la rivoluzione, alcuni soldati, non esitarono a profanare le tombe, non risparmiando neppure quella dell’illustre medico, disperdendone le ossa. Il giorno dopo, tutti i partecipanti all’atto sacrilego, caddero trucidati in un’imboscata. I resti, pietosamente raccolti dal sindaco, vennero inumati nella chiesa di S.Lorenzo di Salon, dove si trovano attualmente.
Nella sua contestata e mai completamente decifrata opera : “centurie e presagi”, il grande veggente stupisce, citando secoli prima i nomi di Rabin, Hitler, Pinochet, Garibaldi ( da Nizza prossimo di Volture ai confini di verde Caprera), Mussolini (il fiero nero,vedere per il collo e i piedi appesi) ecc. Ed ancora sigle all’epoca ignote: R.A.U. – ONU – USA – NATO – Al-FATAH.
Alcune quartine sbalordiscono per la precisione dei dati, come quelle relative a Napoleone, individuabile anagrammando “pau nay loron”-Napaulon Roy (VIII,1) e con una serie di caratteristiche che lo identificano: “ Un imperatore nascerà preso l’Italia, egli sarà più macellaio che principe, da soldato semplice perverrà all’impero, da vestito corto perverrà al lungo, la testa rasa prenderà la satrapia (le petit tondù), per 14 anni terrà la tirannia, valente alle armi di chiesa malvagio, vessare i preti come l’acqua con la spugna. Per due volte in alto, per due volte messo in basso, l’oriente e l’occidente indebolirà, per mare cacciato al bisogno fallirà (I,60;VI,13;VIII,57/59).
Ovvero la stupefacente quartina, che descrive la fuga di Luigi XVI e Maria Antonietta , nella quale sono citate le zone percorse (Vautort, Herne e Pierre Blanche, in direzione di Reims) e addirittura il piccolo villaggio di Varennes, di soli 500 abitanti, dove il re fu arrestato e perfino il nome del droghiere (Saulce), nella cui casa fu condotto, prima di essere ghigliottinato (VIII,20-34).
Ed ancora, quella relativa alla uccisione di Enrico II, a seguito delle ferite riportate ad un occhio, trafitto attraverso l’elmo d’oro, in un torneo, descritta con estrema precisione (En champ bellique par duelle, dans cage d’or les yeux, lui criverà, puis murit, mort cruelle). (1,35).
Le quartine messe in ordine sparso, presentano solitamente uno stile criptato, misto di provenzale, francese, latino, cabala e anagrammi, pressappoco così: “Quando il forcuto sarà sostenuto da due pali, con sei metà cerchi e sei forbici aperte, il Signore erede dei rospi soggiogherà l’universo”.
Il forcuto sostenuto da due pali è V, tra due I = M = 1000; sei metà cerchi: CCCCCC = 600; sei forbici aperte: XXXXXX = 60: Totale 1660.
Apogeo del regno di Luigi XIV sul cui emblema figura il rospo. (MCCCCCCXXXXXX) - (X,101)
Alcune profezie peraltro non sarebbero soltanto vere e proprie profezie, ma sono state considerate talvolta, messaggi enigmatici in codice, piani d’azione. Nostradamus avrebbe fatto parte di una società segreta che custodiva segreti maestosi relativi alla dinastia dei Merovingi, ai Templari e alla casa di Lorena. (Gerard De Sede – “…i lunghi chiomati della Gallia celtica “- quart. 3,83).
Le indicazioni di questo profeta di sventure, considerato un menagramo, e anche una spia, un agente segreto (di un fantomatico “Priorato di Sion”), rivelano tuttavia che al di là delle guerre e dei cataclismi, avverrà una selezione e si formerà una nuova umanità, più consapevole in grado di lasciare alle generazioni future, un mondo migliore.
Fantasie o palpitanti realtà ? “Orbe fracto, spes illesa” Anche se il mondo si spezza la speranza rimane immutata !

S.Malachia, un abate irlandese del decimo secolo, scrisse nel 1139 delle profezie riguardanti i Papi che si sarebbero succeduti sul soglio pontificio individuandoli e designandoli con motti latini che evidenziavano emblematicamente alcune caratteristiche talvolta straordinariamente precise di 112 Papi da Celestino II (1143-1144) in poi.
I motti racchiudono in sé un messaggio che trova riscontro, nello stemma gentilizio, nel nome, nella città di origine o nelle opere del Pontefice a cui si riferiscono. Es. :
“De Castro Tiberis”: dal castello del Tevere. Celestino II nacque infatti a Città di Castello, sulla sponda del Tevere ed era chiamato Guido del Castello.
“Abbas Suburranus”: Corrado della Suburra- Anastasio IV, fu abate di Suburra.
“De Rure Bovense”: Celestino III. Nel suo stemma vi era un bue.
“Ex Magnitudo Montis” Bernardo Paganelli, Eugenio III, nato Monte Magno, nel Pisano.
“Lux in Ostio” Ubaldo Allucingoli, Lucio III, nato a Lucca, Vescovo di Ostia.
“Leo Sabinum” Goffredo Castiglioni, Celestino IV, Cardinale di Sabina. Il suo stemma ha un leone.
“Ex Eremo Celsus” Pietro Angeleri, Celestino V, eremita, innalzato al pontificato.
“Ex Rosa Leonina” Jacopo Savelli, Onorio IV. Lo stemma reca una rosa sostenuta da un leone.
“De Inferno Pregnanti”, Bartolomeo di Frignano, Urbano VI, nato nel quartiere “inferno” a Napoli.
“Luna Cosmedina” Pietro De Luna, Benedetto XIII, Cardinale di S. Maria in Cosmedina.
“Bos Pascens” Alfonso Borgia – Calisto III, nel suo stemma vi è un bue al pascolo.
”Dragus Depressus”: nello stemma di Clemente IV vi era un drago calpestato da un’aquila.
“Piscator Minorita” Francesco Della Rovere, Sisto IV, figlio di un pescatore, frate minorita.
”Pastor Angelicus” Pio XII, Eugenio Pacelli, titolo che gli fu riconosciuto ancora vivente.
“Pastor et Nauta”, Givanni XXIII, Papa Roncalli, fu salutato come pastore e nocchiero.
“Flos Florum” Paolo VI Papa Montini, Nel suo stemma erano racchiusi tre fiori.
“De Medietate Luna”, Giovanni Paolo I°, Papa Luciani, Il suo pontificato è durato un mese lunare. L’attuale Papa è designato con l’emblematico : “De Labore Solis”, prevedendo forse il lungo peregrinare in tutto il mondo che Giovanni Paolo II ha effettuato nel suo pontificato.
Dopo di lui sono menzionati soltanto altri due pontefici :”De Gloria Olivae”, forse alludendo al ramoscello d’ulivo, simbolo dei benedettini, detti anche “olivetani” a cui potrebbe essere riconducibile il nuovo papa con il suo nome (Benedetto ?), e
“Petrus Romanus” ultimo Papa che subirà la persecuzione, prevista anche da Nostradamus (cent.II,57).
Di quest’ultimo, S. Malachia dice testualmente: “In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus…” La frase potrebbe essere stata trascritta errata dal copista amanuense, ed essere invece …”in prosecutione extrema…!” intendendo addirittura una rifioritura del papato, dopo una tribolata parentesi.
Le immagini di tutti i Papi deceduti da S. Pietro fino ad ora, sono iscritte in medaglioni, posti in alto nel transetto perimetralmente, nella Basilica di S. Paolo fuori le mura a Roma.